A.F.I. - A.F.I.A.P.

All’indomani della riapertura dell’Ambasciata USA a Cuba, dopo oltre 50 anni di assenza di relazioni diplomatiche fra i due paesi, ho pensato che fosse arrivato il momento di scoprire questa meravigliosa realtà caraibica ancora prigioniera del suo passato e scarsamente proiettata, almeno per il momento, verso il futuro, prima che le logiche consumistiche occidentali ne prendano il sopravvento soffocando quanto ancora di genuino e tradizionale si può incontrare attraversando l’isola da un capo all’altro.

Giusto per chiarire l’essenza del viaggio, va subito detto che Cuba non si identifica nei paradisi di Varadero, Cayo Largo o Cayo Santa Maria che, per quanto belli, non dichiarano affatto la realtà della povera isola ma anzi ne rappresentano solo l’aspetto commerciale del turismo “mordi e fuggi” tipico della cultura occidentale.

Come ha scritto Brendan Sainsbury (autore Lonely Planet), Cuba è “decadente e magnifica, povera ma dignitosa, entusiasmante ed allo stesso tempo frustrante…..un paese dal fascino indescrivibile”

Questa definizione, chiara, concisa e concludente, calza a pennello con l’attuale realtà dell’isola.

Cuba è infatti magnifica nel suo paesaggio naturale ed altrettanto magnifica nel suo decadente patrimonio artistico, in cui i bellissimi palazzi di epoca coloniale – ancora troppo abbandonati a se stessi – reclamano urgenti interventi di recupero architettonico per restituire alla collettività questi gioielli testimoni di un passato poco edificante ma che ha segnato importanti pagine di storia.

E’ altresì un paese sicuramente povero, dove spesso nei ristoranti manca perfino il sapone per lavarsi le mani (conviene portarlo con sé) e dove l’accattonaggio è regola quotidiana, non solo per soldi ma perfino per la biancheria intima, anche sporca! Basta visitare gli insediamenti immediatamente fuori dal centro delle città di Santiago, Bayamo, Camaguey, Trinidad, Santa Clara e della stessa capitale L’Avana per rendersi conto delle condizioni di vita da terzo mondo della popolazione, dove spesso non vengono nemmeno raggiunti gli standard minimi igienico/sanitari, dove i bambini giocano scalzi per strada in contesti altamente degradati e dove spesso gli scarichi delle abitazioni (vedi Trinidad, dichiarata patrimonio dell’umanità) riversano per la strada acqua sporca; il tutto in contrapposizione al lusso sfrenato ed agli ingiustificabili sprechi di cibo che si registrano giorno dopo giorno nei fantastici Resort “all inclusive” sulla costa settentrionale.

Nonostante ciò visitando le città si può toccare con mano il carattere dignitoso ed accogliente dei Cubani, soprattutto sfruttando l’offerta della Casas Particulares dove alloggiare durante il tour dell’Isola. Ciò consente di immergersi nella realtà locale vivendo in prima persona lo stile di vita dei cubani, il cibo caratteristico e l’ospitalità senza riserve, abbandonandosi al relax dopo cena sull’immancabile sedia a dondolo presente in qualunque casa.

In ogni angolo di strada o locale più o meno alla moda è facile ascoltare musica cubana dal vivo; piccoli gruppi di musicisti intrattengono per pochi spiccioli i passanti o gli avventori, facendo rivivere sensazioni davvero uniche in una magica atmosfera, magari gustando un’ottima “pigna colada” o un “moito” abilmente preparati in qualunque locale.

Come già detto Cuba è – soprattutto fra i più anziani – ancora prigioniera del recente passato legato alla Rivoluzione del ’58 – ’59 e la propaganda di regime non fa altro che alimentare il mito del “Che”, presente in ogni contesto, dai souvenir ai cartelloni sui muri, con la famosa foto ritratto scattata da Alberto Korda e che ormai ha fatto il giro del mondo.

I giovani, tuttavia, sono scarsamente interessati dalla storia che – sostanzialmente – non appartiene alla loro generazione. Essi cercano un futuro fatto di possibilità di lavoro e di guadagno senza dover necessariamente sperare di emigrare per sempre verso gli USA o il Messico.

Oggi il salario medio mensile è di 30 € e l’iniziativa privata ancora non decolla; questo fa si che gran parte della popolazione non riesca a raggiungere lo standard minino per una sopravvivenza dignitosa. Molti ettari di terra non vengono nemmeno coltivati mentre potrebbero garantire un maggiore sostentamento per la popolazione.

Cuba è un’isola meravigliosa dalle enormi potenzialità economiche per le tradizioni culturali, per l’importante patrimonio artistico e per le bellezze naturali ed è proprio la consapevolezza di tali potenzialità ancora scarsamente sfruttate che alimenta quel senso di frustrazione di cui si è fatto cenno in premessa. Si percepisce immediatamente che una mirata politica di sviluppo in campo agricolo e turistico, unito al necessario recupero dei magnifici palazzi di stile coloniale ed al non procrastinabile miglioramento delle vie di comunicazione (attualmente disastrose), non potrà che garantire alle generazioni future condizioni di vita assolutamente migliori, restituendo speranza e serenità ad una popolazione oggi in ginocchio a causa dei salari bassissimi e delle pessime condizioni di vita.

Io spero e mi auguro che venga restituita a questo angolo di paradiso ed a questo popolo la libertà e l’autodeterminazione, sdoganandolo da una storia tormentata che per 5 secoli ha registrato colonialismo, tratta degli schiavi, guerre di librazione e, successivamente di rivoluzione e che oggi vuole trovare la sua identità nella pace e nella stabilità.

E’ ciò che merita ed è cio che mi auguro.

Antonello Serrao