A.F.I. - A.F.I.A.P.

Visitare Praga è quasi un dovere per chi, come me, ama i viaggi e la fotografia. Io ci sono stato ben due volte: nel 1994 e nel 2011.

La Capitale della ex Cecoslovacchia, oggi Repubblica Ceca, può definirsi una delle più belle città mitteleuropee. Vivaio, nel passato, di astrologi, di poeti e di alchimisti, la capitale boema non è soltanto custode gelosa di antichi splendori, ma la culla di una millenaria cultura che ancora caratterizza questo incantevole angolo d’Europa. Il fascino misterioso di Praga consiste nell’essere stata una città nella quale si sono fuse, trovando il giusto equilibrio, tre etnie: la ceca, l’ebraica e la tedesca.

Nel ’94, nel corso del mio primo viaggio, trovai una città ancora stordita dagli eventi socio-politici di fine anni ’80 e dei primi anni ’90, anche se erano evidenti i segni di una piena ripresa economica. La “Rivoluzione di Velluto” del 1989 aveva appena restituito all’Europa uno dei gioielli di famiglia più prestigiosi.

Tuttavia, si percepiva ancora fra la gente quella sottile diffidenza, figlia di un isolamento sociale e culturale durato troppo a lungo.

Oggi la città si offre al visitatore in tutta la sua intimità; dal magico Ponte Carlo, cuore pulsante del centro storico, passeggiata obbligata per qualunque turista e ritrovo della gioventù, al Castello, con la splendida Cattedrale di San Vito, la via dell’oro e le botteghe degli alchimisti, fino a Piazza San Venceslao, dove nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969 lo studente Jan Palach si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino, morendo dopo tre giorni di agonia. Il suo sacrificio non è stato vano: oggi, da quelle parti, grazie anche a quel gesto di disperazione, soffia incontrastato il vento della liberà, una libertà negata per quasi 50 di duro regime.

La dittatura ha certamente lasciato il segno, anche se il tempo provvederà pian piano a circoscriverne le ferite alle sole pagine di quei libri di storia che vorranno raccontare la verità. Le generazioni passano ma la memoria resta.

E proprio a testimonianza di quei terribili anni oggi, a differenza del ’94, si può visitare Il Bunker Nucleare di Praga (per approfondimento v. sez. mostre di questo sito). Un viaggio nel viaggio, una testimonianza di quel periodo buio che si vuole cancellare per sempre a beneficio dell’altro volto della città, “la città dalle cento torri”, da secoli uno dei principali centri culturali europei.

Qui nel 1348 fu fondata la prima università dell’Europa Centrale; qui sono visibili importanti testimonianze architettoniche di stile romanico, gotico, rinascimentale, barocco e rococò. Oggi c’è molto “occidente” a Praga, ma il vero volto della città, quello per il quale vale la pena di programmare un viaggio, è sempre lì, custodito in quel meraviglioso scrigno inaccessibile solo al turista distratto e frettoloso.

Un “tuffo nella storia” per conoscere le radici della cultura europea.

Antonello serrao

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