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 Nocera Terinese (CZ) - "I Vattienti"

A Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, è possibile assistere il Venerdì ed il Sabato Santo ad uno dei riti più antichi e particolari della tradizione religiosa e popolare. Mi riferisco al rito di sangue dei "vattienti" che si svolge in concomitanza alla processione della Madonna Addolorata e del Cristo morto.

I "vattienti" sono uomini cittadini di Nocera che per un voto, tramandato da padre in figlio, praticano una sorta di flagellazione allo scopo di castigare la carne, quale strumento del peccato, per unirsi spiritualmente al Cristo nelle sofferenze che hanno preceduto la crocifissione e la morte. Questo rito ha origini antichissime e risale probabilmente ai movimenti dei "Flagellanti" che sorsero nel XIII secolo.

Il tutto inizia con la vestizione del "vattiente" in un locale chiamato in dialetto "catuoio", dove possono entrare solo pochi intimi. Il "vattiente" è vestito di nero con una maglia ed un pantaloncino corto. Intorno alla testa viene avvolto un panno, anch'esso nero, con sopra una corona fatta di spine. Insieme al "vattiente" si prepara anche l'"Ecce Homo", in genere un giovane del paese, che viene abbigliato solo con un drappo rosso cinto alla vita, sino a coprire le gambe fin sotto le ginocchia; petto e schiena restano nudi. Anche l'"Ecce Homo" porta in testa una corona di spine ed in mano, poggiata sulla spalla, una croce dello stesso colore rosso.

Ogni "vattiente" è legato al proprio "Ecce Homo" con una corda ed in coppia gireranno a piedi nudi per le vie del paese per tutto la durata del rito.

Sia la sera del Venerdì Santo così come durante la processione del Sabato, i "vattienti" vagano per le vie di Nocera precedendo o seguendo le statue del Cristo morto e della Madonna Addolorata. Durante il percorso ed in prossimità dell'ingresso delle chiese si fermano per battere sulle loro gambe il "cardo", un disco di sughero con tredici pezzi di vetro o chiodi; il sangue che fuoriesce dalle ferite viene imbevuto nella "rosa", un altro pezzo di sughero levigato, che viene poi “stampato” sui muri delle chiese. L'impronta di sangue viene altresì lasciata sul muro delle case di coloro che escono sull’uscio o per strada per disinfettare le ferite del "vattiente" con vino bollito insieme a erbe aromatiche. 

Un odore acre, di sangue misto a vino, avvolge l'aria rendendo ancora più drammatico e suggestivo il rito pasquale, che termina intorno alle ore 13,00 del sabato. Alla fine della rappresentazione e nei giorni successivi, il sangue del “vattiente” misto al vino, resta sui muri e sul selciato del paese finché non sarà la pioggia a cancellarne le tracce.

Antonello Serrao