Antonello Serrao
A.F.I. - A.F.I.A.P.

Da tempo desideravo effettuare un viaggio in Uzbekistan, leggendario paese che richiama alla mente il grande condottiero Tamerlano. 

Nell’estate del 2011, per una serie di circostanze favorevoli, sono finalmente riuscito ad organizzare un tour che rappresenta uno dei più bei viaggi alla ricerca di luoghi che hanno visto sorgere, prosperare e poi tramontare grandi civiltà del passato.

L'Uzbekistan, benché grande una volta e mezzo l'Italia, offre praticamente poche mete principali; oltre alla capitale Tashkent, occorre visitare Khiva, la cittadella fortificata nel deserto, forse la meta più bella e suggestiva di tutto il viaggio, quindi Bukhara, famosa per i tappeti, la leggendaria Samarcanda ed infine Shakhrisabz dove nel 1336 nacque Amir Timur detto Tamerlano.

Ci sono anche altri luoghi d'interesse: per esempio i resti dell’antica fortezza di Tuprak Kala e ciò che rimane oggi di quello che una volta era il quarto lago più grande del mondo: il Lago d'Aral, con il sinistro “cimitero delle navi”; vecchi pescherecci arrugginiti abbandonati sulla sabbia del deserto nei pressi di Moynaq, dove un tempo fioriva l’importante industria della pesca (in questo sito: Lago d’Aral: un disastro ambientale).

Nel corso del viaggio ho scoperto un paese attraente ed interessante, popolato da gente cordiale ed accogliente e città da "mille e una notte", in particolare Khiva. Il viaggio presenta sostanzialmente due aspetti caratteristici: l’architettura, formata dalle moschee, dalle madrasse, dai minareti e dalle cupole che si distinguono per i bei colori delle maioliche verdi e blu e la gente, vista per strada o nel contesto delle attività quotidiane.  Visitare una madrassa, ammirarne l’originalità ed i colori e, subito dopo, entrare nella bottega di un artigiano o soffermarsi a parlare con la gente sull’uscio di casa; il tutto in un contesto così lontano dai nostri standard occidentali ma, al tempo stesso, così affascinante e coinvolgente.

La prima tappa del viaggio è stata la capitale Tashkent, con il caratteristico Bazar Chorsu, un grande mercato nei pressi della Madrassa Kulkedash e poi l’imponente complesso religioso del Khast Imom. Successivamente Moynaq (in questo sito: Lago d’Aral: un disastro ambientale), quindi la suggestiva Khiva, con le sue piastrelle turchesi ed il fascino dell'Ichon Qala, la cittadella cintata tuttora abitata, un vero museo all’aperto.

Un trasferimento di circa 10 ore lungo una strada sconnessa attraverso il deserto ed accomi a Bhukara, con i suoi edifici millenari, famosa in tutto il mondo per la produzione di bellissimi tappeti che nulla hanno da invidiare agli altrettanto famosi tappeti persiani.

Altro lungo trasferimento ed arrivo nella mitica Samarcanda. Nessun altro posto evoca la Via della Seta meglio di questa antichissima città, oggi molto proiettata verso il futuro ma che serba nel suo animo tanta storia e tanta leggenda.

Qui vicino, a Shakhrisabz, nacque Tamerlano che, insieme al nipote Ulughbek scrisse pagine di storia che hanno affascinato intere generazioni.

Il viaggio termina con il ritorno a Tashkent.

Giusto il tempo per gli ultimi acquisti di oggetti dell’artigianato locale prima di riprendere l’aereo per il viaggio di ritorno.

Ho sfidato il terribile caldo del mese di agosto, con punte di 42°, ma il fascino di questo paese ha fatto dimenticare la stanchezza e, soprattutto, quelle terribili 10 ore in auto fra Khiva e Bhukara attraverso il deserto a velocità quasi “da cammello”, con il terrore che un guasto all’aria condizionata o, peggio, alla vettura, potesse costringerci ad una sosta veramente preoccupante sotto il sole cocente.

Nonostante ciò, è un bel viaggio che merita di essere vissuto con lo spirito di adattamento che si richiede a chi vuole conoscere qualcosa di veramente speciale.

Antonello Serrao